• Consulenza in sessuologia clinica
  • Terapia EMDR
  • Terapia di coppia
  • Consulenza psicologica e psicoterapia

BAMBINI E RIENTRO A SCUOLA: TIMORE DEI FIGLI E DEI GENITORI.

Abbandonate le spiagge, le case al mare, in montagna o in campagna è tempo di riprendere la consueta quotidianità. Non solo per noi adulti è difficile ricominciare ma anche per i bambini, soprattutto per coloro che temono il rientro a scuola. La fobia scolastica non deve essere confusa con pigrizia, svogliatezza o capricci da parte del proprio figlio ma deve essere riconosciuta per ciò che realmente è, ovvero timore di andare a scuola che si accompagna a specifici disturbi psicosomatici e insicurezze emotive. I bambini con fobia scolastica manifestano disturbi gastrointestinali (diarrea, vomito, dolori di pancia, ecc.), mal di testa, nausea,  generalmente la mattina o la sera prima di entrare in classe; esprimono timore di distacco dai propri genitori o familiari con bisogno continuo di rassicurazione, manifestando ansia e tristezza. Questo status porta il bambino, in situazioni di forte crisi, a rifiutarsi di andare a scuola.

I genitori e le figure parentali, come i nonni, hanno un ruolo importante nel ridurre o incrementare tale fobia.

E’ bene ricordare che i bambini, soprattutto quelli molto piccoli, sono fortemente influenzati dall’ambiente familiare in cui vivono, pertanto si può affermare che una delle cause dell’ansia scolastica è determinata dai fattori ambientali: stile di vita e comportamento parentale e potenziali eventi stressanti (es. separazione o divorzio dei genitori). Tuttavia, questa non è l’unica causa; infatti possono concorrere anche problemi di natura organica, che possono essere rintracciati e riconosciuti da un medico.

Dato che l’ambiente familiare incide in buona parte nello sviluppare, ridurre o contenere la fobia scolastica è possibile identificare quegli atteggiamenti positivi e negativi messi in atto dalle figure parentali che sono quotidianamente a contatto con il bambino.

E’ importante che i genitori raccontino esperienze positive personali relative all’ambito scolastico, ad esempio di quanto sia piacevole incontrare i propri amici dopo un periodo di pausa come quello estivo; oppure  descrivere la scuola come luogo stimolante per apprendere cose nuove assieme ad altri bambini.

I genitori e le figure parentali dovrebbero cercare di accettare il bambino per ciò che é. Appare piuttosto ovvio questo atteggiamento, ma amare incondizionatamente il proprio figlio o figli non è sempre così “scontato”. Può accadere che si nutrano delle aspettative implicite, ad esempio ci si aspetta che il bambino abbia voti alti in tutte le materie e ciò può portare ad adottare atteggiamenti controllanti nei suoi confronti, portandolo a sentirsi insicuro e continuamente sotto giudizio e sotto esame. Questo significa che il bambino si sente accettato solo quando è abbastanza bravo a scuola, nutrendo il timore di sbagliare e fallire. Bisognerebbe educare i figli a fare errori, aiutandoli a sviluppare numerose abilità di risoluzione, insegnando loro che il processo di crescita ed apprendimento è costellato di cadute necessarie a fortificare la personalità. Inoltre, è bene ricordare che gli errori non sono irreparabili e che un voto negativo non è sicuramente la fine del mondo!

In alcuni casi avviene che una delle figure di riferimento possa avere sintomi ansiosi che trasmette al bambino, anche senza accorgersene, con specifici atteggiamenti o parole. Può accadere che per il genitore sia difficile staccarsi dal figlio al momento di lasciarlo a scuola, trasmettendo timore dell’abbandono o scarsa fiducia nel corpo scolastico. I bambini hanno una sensibilità ed una empatia maggiore rispetto agli adulti; riescono a leggere il linguaggio del corpo molto più facilmente di noi, osservando e percependo piccoli gesti, emozioni ed atteggiamenti di chi li sta attorno. Di conseguenza è consigliabile inviare messaggi rassicuranti, di contenimento e di accoglienza per ridurre l’ansia scolastica.

Nel caso in cui il bambino avesse fratelli o sorelle è importante non fare confronti, limitando così la sensazione di farlo sentire in perenne competizione e all’interno di una “classifica”.

Altro aspetto importante è sicuramente lo stile di vita. Chi abita in una grande città sa quanto sia difficile spostarsi a piedi, in auto o con i mezzi pubblici e ciò incide senza ombra di dubbio sul fattore “tempo”. Il tempo non sembra mai abbastanza e la vita diventa frenetica già da quando si è piccoli lasciando poco spazio al dialogo, al confronto e alla piacevolezza, ad esempio, della colazione a tavola tutti assieme, augurandosi con una parola gentile, con un sorriso una piacevole giornata.

E’ importante che il bambino, specie quello più piccolo che si sta affacciando per la prima volta ad una nuova realtà come quella scolastica, sia preso per mano dai genitori e accompagnato in questo cammino senza criticarlo negativamente ma, anzi, incoraggiandolo e sostenendolo. Ciò non significa che gli sbagli non debbano essere corretti ma bisognerebbe educare a capire il peso ed il senso di ciascun errore.

L’apertura delle scuole è alle porte, bisogna avere pazienza e fiducia nel proprio figlio o figli. L’inserimento scolastico non è mai semplice o lineare, bisogna adeguarsi ai suoi ritmi e mettersi in modalità di ascolto delle paure e dei bisogni del proprio bambino.

Il tempo ed il dialogo sono i doni più grandi da fare ai figli!

Dr.ssa Paula M. Nocchi

Psicologa – Psicoterapeuta