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COPPIA E SEPARAZIONE

COPPIA E SEPARAZIONE. Cosa accade alla fine di una relazione.

In questi ultimi anni, nel nostro paese abbiamo assistito all’aumento di separazioni e divorzi.

Dagli anni ’80 i valori familiari e di coppia sono cambiati notevolmente; la conclusione di un legame matrimoniale non è più percepita come un “processo patologico” o anomalo, bensì come un evento possibile e socialmente più accettabile.

Ciò nonostante, la fine di una relazione è per la coppia un passo doloroso, contrassegnato da emozioni e sentimenti carichi di significato.

Non sempre si arriva alla separazione di comune accordo; spesso accade che solo uno dei due coniugi riconosca e viva la relazione in uno stato di malcontento ed insoddisfazione, in alcuni casi, tentando più volte la riconciliazione che non porta con sé esiti positivi ma, al contrario, all’inevitabile rottura; al “punto di non ritorno”.

Le motivazioni possono essere numerose e diverse, come: mancanza di comunicazione, obiettivi non condivisi, vita lavorativa, mancanza dell’arrivo di un figlio o la nascita proprio di un bambino, ecc.

Nella fase successiva alla decisione di porre fine al legame matrimoniale, i partners possono vivere sentimenti tra loro contrastanti.

Il senso di colpa legato al fallimento è molto comune nei partner abbandonati, ma non è necessariamente l’unico stato emotivo ad essere vissuto. Altri, infatti, possono sentirsi eccessivamente arrabbiati nei confronti dell’ex coniuge e ritenere irreale ciò che stanno passando e “subendo”. In quest’ultimo caso la persona potrebbe vivere un momento di “negazione” e di “rabbia”. Tali meccanismi sono del tutto simili ad un vero proprio lutto; di fatto si sta commemorando la fine di una relazione, la fine di una fase della vita condivisa con una persona che ricopriva un ruolo importante nella nostra quotidianità. Ciò può avvenire al di là della modalità in cui il matrimonio si sia concluso.

Nel caso in cui la persona non riesca a superare i sentimenti sopra menzionati potrà sviluppare stati depressivi, determinati dall’incapacità di accogliere e, quindi, metabolizzare la separazione. Lo stato depressivo, però, può essere vissuto da entrambi gli ex partner, portandoli a perdere la propria autostima e a convincersi della propria inadeguatezza personale, nello stare in una relazione. Non è facile accettare la fine di un rapporto, la rottura dello stato di coppia e tutto ciò che quella relazione rappresentava. Un legame amoroso consolidato, che magari durava da anni, è un punto di riferimento importante, un porto sicuro, probabilmente perché costruito su aspettative, spesso disattese. Di fatto, è necessario dissolvere le illusioni e affrontare la realtà, nonostante addolori e ci renda vulnerabili.

Questo significa che la separazione necessita di cambiamento, non solo da un punto di vista economico e sociale, ma anche psicologico ed emotivo. Durante il mutamento viene vissuto, anche, uno stato di disorientamento; ciò che prima veniva affrontato in due, ora viene sostenuto da solo, in solitudine; le giornate devono ristrutturarsi, spesso queste  sembrano essere lunghissime, interminabili ed angoscianti. Tant’è che è più facile sviluppare disturbi psicosomatici, come: cefalee, contrazioni muscolari e disturbi gastrointestinali. Anche il rapporto col cibo può variare; questo può essere ignorato o ricercato per colmare un grande vuoto emotivo.

Spesso i coniugi separati, durante il processo di elaborazione del lutto, cominciano ad adottare uno stile di vita completamente diverso da quello che assumevano nella vita di coppia. Persone miti, precise e salutiste cominciano ad uscire tutte le sere, allacciando nuove amicizie, sperimentando una vita sregolata; al contrario, coloro che erano più inclini alla vita senza orari potranno iniziare a rinchiudersi in casa.

Sicuramente provare nuove esperienze ed entrare in contatto con queste emozioni dolorose è tutt’altro che soddisfacente, ma sicuramente necessario. La presa di consapevolezza di una fase di vita così complessa, può aiutare a sottrarsi da inutili conflitti e accesi litigi, colmi di ira e di rancore, che non fanno altro che distruggere tutti gli attori coinvolti, figli compresi.

Tuttavia, sperimentare la rabbia è necessario nel processo di guarigione psicologica ma diventa nociva e controproducente se tende a permanere troppo a lungo, e per troppo a lungo si intende per anni!

Il processo di separazione, ovvero il tempo necessario per elaborare la fine della propria relazione, è fondamentale per riappropriarsi della propria vita e per ricostruire una nuova forma di rapporto con l’ex partner. Il dolore, se efficacemente superato con un attento lavoro su di sé, può portare ad una nuova rinascita, che apre le porte a nuove prospettive di vita, ad un nuovo modo di vedere la propria individualità; a riscoprirsi di nuove potenzialità e nuove risorse e – perché no?- a potersi donare ad un nuovo amore.

E se ci sono i figli?

Ciò che è importante tenere a mente è che nella separazione i coniugi smettono di essere marito e moglie ma non genitori. Pertanto, è essenziale che la coppia genitoriale lavori in maniera funzionale in modo da cooperare per essere padre e madre efficaci. E’ per tale ragione, quindi, che è necessario e sano per tutti seppellire l’ascia di guerra al fine di far vivere anche ai figli il lutto in modo meno traumatico possibile. Quindi, è importante che i genitori mettano in atto un comportamento adulto, responsabile, di sostegno ai figli, attraverso la propria elaborazione della sofferenza dovuta alla fine della relazione; perché solo tollerando la propria frustrazione è possibile accogliere e sostenere quella dei figli.

Ovviamente, bambini piccoli, pre adolescenti ed adolescenti reagiscono in modo diverso alla separazione dei genitori, con sentimenti ed atteggiamenti differenti e, pertanto, richiedono un aiuto specifico per ogni singola situazione.

 Come farsi aiutare in un momento così delicato?

Un professionista, come lo psicoterapeuta, può aiutare la coppia o la singola persona ad affrontare scelte delicate, a condurli ad una separazione meno traumatica possibile o a supportarli nell’elaborazione del lutto a relazione già conclusa.

  • Affrontare scelte delicate: avviene nel momento in cui uno dei due partner pensa di voler porre fine al matrimonio. In questa fase è possibile soffermarsi su tutte le motivazioni che lo spingono a voler chiudere il rapporto. E’ lecito domandarsi “Posso ancora fare qualcosa?”, “la separazione è l’unica soluzione?”, “cosa provo ancora per mio marito/mia moglie?”, “cosa sta accadendo?”.

La psicoterapia di coppia aiuta i coniugi a vedere le proprie differenze, a prendersene cura attraverso un nuovo spazio e un nuovo dialogo.

  • Condurre la coppia ad una separazione non troppo traumatica: consiste nel supportare i coniugi in un momento così delicato, sondando sentimenti inespressi, come risentimento, rabbia, gelosia, accompagnandoli ad utilizzare una comunicazione non conflittuale e ad assumere un comportamento quanto più adeguato nei confronti dei figli, che si trovano a vivere un cambiamento così travolgente e doloroso.
  • Supportare nell’elaborazione del lutto: lo specialista lavora, in questo caso, con il singolo cliente, accompagnandolo nell’elaborazione del lutto, permettendogli di stare a contatto con tutte le emozioni e sentimenti che una separazione comporta, in uno spazio di totale accoglienza, permettendo alla persona di dialogare con il proprio mondo interno.

 

Dr.ssa Paula Nocchi

Psicologa, Psicoterapeuta e Specialista in Sessuologia Clinica