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PERSONALITA’ MANIPOLATIVA. Chi è questo sconosciuto?

Ho deciso di scrivere questo breve articolo dopo aver concluso, come terapeuta, un percorso di terapia di coppia.

La domanda che mi è stata posta durante uno dei nostri ultimi incontri, da parte della donna,  è se il marito fosse più o meno manipolativo nei suoi confronti. In aggiunta, la signora mi aveva informata che secondo lei il partner, al suo fianco da moltissimi anni, fosse davvero un manipolativo, per l’esattezza un narcisista; “scoperta” fatta dopo aver letto un articolo online che elencava una serie di caratteristiche di questa tipologia di personalità.

Premetto che non voglio qui scrivere un trattato di psicologia clinica o simili, piuttosto far comprendere alle persone quanto sia importante non categorizzare, etichettare chi ci sta intorno; specie i propri partner.

Certo, non voglio nemmeno dire che non esistano persone manipolative, narcisiste e via discorrendo.

Sono del parere che non esistano vademecum per come evitare personalità di questo genere.

Tuttavia, leggere articoli che hanno per titolo “come gestire …”, “come controllare …”, “come riconoscere …” ci aiutano a rimanere in una sorta di zona di confort, dove sappiamo, dove conosciamo e, quindi, dove abbiamo controllo evitandoci di arrecarci tutto il peggio, o il male possibile. Però, perché un però deve esserci, il viverci una relazione, amicale, sentimentale, intima, parentale o di lavoro, con una persona cosiddetta narcisista, manipolativa o “vampiro di energie” è tutt’altra cosa che mettere in atto un kit di sopravvivenza da queste personalità.

Chi è in realtà la persona manipolativa?

Verrebbe da rispondere: quella che ci fa fare quello che vuole lei, in modo più o meno esplicito, spesso in modo subdolo.

In realtà, tutti siamo manipolativi, chi più o chi meno. Ognuno di noi cerca di sedurre l’altro, anche dello stesso sesso, e non per fini meramente fisici, ma piuttosto per ricercare attenzioni, acquisire importanza, per accrescere la propria autostima e costruire la propria identità. Il limite viene superato nel momento in cui si cercano attenzioni in modo esponenziale, in modo non socialmente accettabile, utilizzando l’altro come un mezzo e adottando atteggiamenti bizzarri e non adeguati a specifiche situazioni.

La disfunzione entra in atto nel momento in cui la persona per richiedere attenzioni lo fa solo ed esclusivamente attraverso la seduzione e, di conseguenza, manipolando l’altro, chiedendo così di rispondere ai suoi bisogni egoistici.

E’ necessario sapere, quindi, che “i manipolativi” non sono necessariamente i narcisisti ma anche altre tipologie di personalità: dal borderline al dipendente affettivo.

Generalmente, le personalità narcisiste sono più preoccupate di come appaiono, piuttosto di cosa sentono (A. Lowen, 1984); di conseguenza negano quelle emozioni/sentimenti che vanno in contrapposizione con l’immagine che ricercano di sé e, per questo, che adottano comportamenti seduttivi, manipolativi con l’obiettivo di avere pieno controllo e potere sull’altro.

Sicuramente, in queste righe ognuno avrà identificato una specifica persona.

Però, torno ad incalzare il messaggio che è controproducente etichettare le persone che ci stanno accanto, facendo diagnosi veloci senza fondamento scientifico. Non perché sia a svantaggio del manipolatore ma perché lo è per noi. Questo perché adotteremo un fare diverso nei suoi confronti, pensando di aver capito tutto, con l’intento di non farci più “controllare”, diventando noi, paradossalmente, controllanti nei suoi confronti.

L’unico modo per non farsi condizionare (credo molto nel potere delle parole) è conoscere bene se stessi, o per lo meno, sapere chi si desidera avere attorno, là dove c’è l’autonomia di decidere di chi circondarsi (qui è esente, in parte, il contesto lavorativo). Avere consapevolezza di quello che desideriamo dal nostro partner o dai nostri amici; ciò che non ci sta bene. Avere quegli strumenti per non dipendere da qualcuno o diventare noi l’oggetto della dipendenza; insomma: riconoscere quello che ci fa star  bene e quello che ci fa star male, ricercando sempre quel giusto compromesso relazionale con l’altro.

Quindi, mi viene da dire di non controllare, classificare l’altro ma di conoscere se stessi per poter scegliere. La scelta è una grandissima forma di libertà ed anche quando non scegliamo, in realtà, abbiamo già preso una decisione per noi stessi. Qui sta il nostro potere personale, potere che possiamo esercitare su noi stessi  senza che l’altro se ne serva contro di noi.

Personalità manipolativa. Chi è questo sconosciuto?. Se MI conosco lo evito!

Paula M. Nocchi